sabato 24 settembre 2011
ASSIGNMENT 5: OPEN EDUCATIONAL RESOURCES
mercoledì 21 settembre 2011
ASSIGNMENT 6: LETTERATURA SCIENTIFICA 2
Per placare la mia curiosità ho deciso infine di effettuare una nuova ricerca su di un’altra patologia: stavolta sono partito dall’argomento molto generale dell’edema, che difatti mi ha dato, come avevo pronosticato, una moltitudine di risultati: 114932…un’infinità, ho ristretto dunque il campo di ricerca ad un particolare tipo di edema localizzato dovuto a vermi che fanno dell’interno dei vasi linfatici il loro personale domicilio ostruendoli ed impedendo il drenaggio e provocando quindi edema: la filariasi; aggiungo “filariasi” alla casella di ricerca, i risultati si riducono drasticamente a 178, pongo allora i limiti: “inglese” alla lingua, “umana” alla specie e decido di selezionare solamente gli articoli relativi all’anno appena passato, i risultati si riducono a 108, di cui appena 12 con il testo gratis e completo: dò un’occhiata sommaria a buona parte di essi, uno mi colpisce subito, è il caso di una giovane donna iraniana, di 27 anni, dove l’edema si presenta in sede perioculare.
Al termine di queste due brevi ricerche ero decisamente soddisfatto, le impressioni iniziali datemi dal video esplicativo del professore di avere in mano una risorsa importantissima, si sono pienamente confermate, con pubmed ognuno può avere a disposizione un’immensa quantità di informazioni e di articoli in continuo aggiornamento sui più disparati argomenti inerenti al campo della medicina, le sue potenzialità sono pressoché illimitate, a questo punto sta ad ognuno di noi saper districarsi con stratagemmi come quelli sopra descritti in quest’immensità di informazioni per trovare ciò che fa al caso nostro e metterlo a frutto.
martedì 20 settembre 2011
ASSIGNMENT 6: LETTERATURA SCIENTIFICA 1
A questo punto è scattata la mia riflessione riguardo l’importanza dell’utilizzo di un metodo scientifico rigoroso, che riesca a dimostrare con certezza delle associazioni senza correre il rischio di prendere fischi per fiaschi e di quanto d’altra parte sia facile incappare in certi errori. Questo pone allo scienziato la necessità di attuare una verifica importante dei propri risultati, proprio come fanno i revisori dei giornali scientifici (e non) riguardo a degli articoli che per essere completamente revisionati e accettati possono veder trascorrere anche un anno per la loro pubblicazione, come si legge in uno dei post del proff Formiconi. Insomma ci vuole cognizione di causa nell’affrontare una ricerca scientifica, bisogna procedere con cautela e verificare ogni risultato che otteniamo, perché spesso rischiamo di andare incontro a errori grossolani dettati dalla casualità dei dati che abbiamo ottenuto, una verifica costante e continua è dunque a mio parere alla base di tutta la ricerca scientifica.
PUBLISH AND BE WRONG
Quest’altro articolo solleva invece il problema che gli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche spesso non corrispondono ai più corretti e validi tra quelli che le case redattrici avrebbero a disposizione, poiché i criteri con cui vengono scelti non sono dei più obiettivi: infatti, tra gli articoli che vengono proposti, non vengono scelti quelli più validi scientificamente, ma spesso i metodi di scelta sono altri: ad esempio svolgono un ruolo molto importante le precedenti pubblicazioni su giornali importanti che gli autori dei suddetti articoli hanno alle spalle o addirittura il tipo di risultato dato dalla ricerca oggetto dell’articolo, come accade ad esempio in uno studio inviato alla America’s food and drug Administration circa gli effetti degli antidepressivi (quelli con risultati positivi sono stati pubblicati, quelli con risultati negativi no) ma i risultati negativi sono spesso almeno parzialmente più informativi di quelli positivi.
Per commentare questi articoli mi sono servito di Google traduttore e di Lingro, entrambi molto utili, spero quindi di aver compreso abbastanza bene il significato di questi articoli che mi hanno offerto interessanti spunti di riflessione.
martedì 13 settembre 2011
Caro vecchio blog, non mi sono scordato di te!!
In tutto questo mi sono stati molto utili gli assignment sui feed RSS, sui bookmarks e le tags di delicious, che mi hanno consentito in qualche modo di tracciare la strada che volevo percorrere, facendomi orientare in un tale intrico di dati. A quel punto l’iniziale disorientamento ha lasciato spazio ad un grande entusiasmo relativo alle enormi possibilità ed opportunità che il web, se debitamente ammaestrato, può offrire.
domenica 10 maggio 2009
ASSIGNMENT 8: Valutazione del corso
Con il passare dei giorni ho cominciato a vederci più chiaro, ho iniziato a maturare l’idea di cosa fosse veramente un social network e di quali e quante fossero le potenzialità ad esso inerenti. Gestire un blog non era per me una cosa nuova, ne avevo infatti già uno su myspace, tuttavia non avevo mai pensato che ne avrei utilizzato uno anche a scopo scolastico; l’idea mi è piaciuta molto e mi ha fatto riflettere su come esistano alternative all’insegnamento classico, quello fatto di lezioni frontali, che avevo rappresentato per me fino ad oggi una realtà rigida e immutabile.
Al tempo stesso tuttavia, forse ancora non ben consapevole del concetto di blogoclasse, timoroso di poter commettere qualche errore, ho preceduto con troppa cautela, attenendomi forse eccessivamente a quella che è la logica degli assignments. Penso comunque che su questo piano si possa molto migliorare, infatti se ripenso a come ero partito posso già dire di aver fatto diversi passi avanti.
Concludendo penso che non si possano non riconoscere gli immensi orizzonti che questa modalità offre, con conseguenti riflessioni su come potrebbe rivoluzionarsi l’insegnamento se anche gli altri corsi di studio seguisssero questa proedura. Ritengo dunque che quest’esperienza mi abbia arricchito e mi abbia aperto a nuovi modi di percepire la scolarizzazione, fino a qui vista come un universo statico e immodificabile.
domenica 3 maggio 2009
ASSIGNMENT 6: RIFLETTIAMO SUL COPYRIGHT
Concordo con il fatto che “la regolamentazione sul copyright si debba basare su un equilibrio delicato fra protezione delle opere e la facoltà di riuso delle opere preesistenti”.
Da un lato, infatti, il libero utilizzo delle opere permette la crescita e il miglioramento della qualità delle conoscenze degli utenti.
Dall’altro gli autori non vengono stimolati a produrre opere se da queste non hanno un giusto riconoscimento e non realizzano un giusto guadagno cosa che determina a lungo andare anche un impoverimento culturale della comunità.
Occorre far presente che spesso le opere degli autori vengono proposte sul mercato a prezzi molto elevati (vedi CD, libri, ecc.) per gli eccessivi guadagli sopratutto degli editori. In tal senso la diffusione tramite internet delle opere contribuisce a calmierare i prezzi riducendo il ruolo e i guadagni dell’editore.
Un costo contenuto delle opere potrebbe inoltre incoraggiarne l’acquisto da parte dell’utente invece di cercare di scaricarle gratuitamente tramite internet per sopperire ad un costo eccessivo.
Un altro modo di valorizzare e retribuire gli autori delle opere potrebbe essere quello di far pagare ai vari provider un contributo fisso da soddividere equamente tra i possessori di copyright. I provider potrebbero a loro volta rivalersi sugli utenti consentendo così un’ampia diffusione delle opere coniugata ad un giusto compenso di queste.
martedì 21 aprile 2009
Finalmente Assignment 3
“Stare online” può essere arricchente e importante per una persona ma certamente presenta anche difficoltà e rischi. Non mi riferisco a difficoltà tecniche in quanto mezzi per “stare online” sono semplici da usare e oramai quasi alla portata di tutti. E’ difficile “stare online” in quanto a mio parere occorre cultura e maturità per sapersi orientare tra le tantissime opzioni presenti in rete e saper scegliere quelle che veramente hanno un valore e possano contribuire alla crescita della persona.
Occorre dunque cultura (vedere definizione in Wikipedia) dal p. pass. latino di colere, coltivare (che riporta al titolo dell’articolo “coltivare le connessioni”), intesa come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Qui iniziano subito i problemi sia per stabilire quali conoscenze sono effettivamente fondamentali (scolarizzazione inadeguata che punta più sulla quantità di nozioni che sulla qualità dell’insegnamento) sia nella trasmissione delle conoscenze di generazione in generazione (che si è quasi interrotta a causa della delega educativa fatta dalla famiglia alla scuola e della difficoltà di dialogo tra genitori e figli). Anche la definizione di cultura presente sul vocabolario Zanichelli è similare: “complesso di cognizioni, tradizioni, procedimenti tecnici, tipi di comportamento trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un dato gruppo sociale, di un popolo o dell’intera umanità” che ci riporta al problema di individuare tali conoscenze e della loro trasmissione.
Interessante a tale proposito è anche la definizione di conoscenza (vedere definizione in Wikipedia) come la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l'introspezione (a priori). La conoscenza è l'autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un'utilità inferiori. E da qui si ritorna all’importanza dello “stare online” inteso come mezzo per “coltivare le connessioni”.
Per “stare online” occorre inoltre maturità (vedere sempre definizione su Wikipedia) intesa come la proprietà di una persona di raggiungere nel tempo giusto il compimento del proprio essere. Questa comporta ulteriori problemi per stabilire quali siano i tempi giusti in una società che tende sempre più ridurre i tempi (ritmo frenetico della vita, cultura della velocità, fast food, ecc.) e cosa significhi il compimento del proprio essere in una società orientata tutta verso l’avere. Il vocabolario Devoto Oli definisce invece maturità di una persona “la capacità di orientamento o di comportamento, fondata sull’acquisizione seria, completa e definitiva dei dati dell’esperienza” con il problema anche qui di stabilire quali dati siano seri, completi e definitivi.
Certo è anche vero che per “stare online” non si può aspettare di avere un certo livello culturale, né di aver acquisito un certo grado di maturità (come stabilire poi i livelli giusti?), altrimenti si rischia di non partire mai e di non usufruire di questo importante strumento di crescita.
Ritengo che “stare online” in definitiva sia un po’ come partire per un viaggio verso un mondo nuovo con il proprio bagaglio culturale, piccolo o grande che sia, durante il quale si possono acquisire nuove esperienze e nuove conoscenze che, se le sappiamo valutare criticamente, accrescono il nostro bagaglio avendo comunque la consapevolezza della nostra “ignoranza” di fondo.


